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Riserva ovarica bassa: cosa significa, sintomi e possibilità di gravidanza

La riserva ovarica rappresenta un parametro chiave della fertilità femminile. Davanti a una diagnosi di riserva ovarica bassa, è essenziale agire per tempo e con un adeguato supporto professionale.

Riserva ovarica bassa: cosa significa, sintomi e gravidanza

Cos’è la riserva ovarica e come incide sulla fertilità

Con il termine “riserva ovarica” si fa riferimento al numero di follicoli presenti nelle ovaie di una donna in un determinato momento della sua vita. È un parametro centrale nella valutazione della fertilità femminile, poiché incide direttamente sulle probabilità statistiche di ottenere una gravidanza. Una maggiore disponibilità di follicoli fecondabili in ciascun ciclo mestruale è infatti associata a una più alta probabilità di concepimento.

Ogni donna nasce con un patrimonio di circa 1-2 milioni di ovociti, che si riduce progressivamente con l’avanzare dell’età. Alla pubertà ne restano circa 300.000–400.000, ma solo una parte sarà effettivamente coinvolta nei cicli ovulatori. Oltre al naturale declino legato all’età, anche alcuni fattori esterni — come lo stile di vita, patologie pregresse, interventi chirurgici e alcune terapie — possono influire negativamente sulla riserva ovarica.

Un valore dell’Ormone Antimulleriano (AMH) inferiore a 1 ng/mL è generalmente considerato indicativo di una riserva ovarica bassa. L’interpretazione di tali risultati spetta sempre allo specialista, che terrà conto dell’età della paziente e della sua storia clinica e familiare.

Fattori che contribuiscono a determinare una riserva ovarica bassa

In alcuni casi, l’esaurimento della riserva ovarica può avvenire in modo anticipato o accelerato a causa di condizioni cliniche o ambientali. I fattori che possono influire negativamente sulla riserva ovarica sono:

  • Età: le evidenze scientifiche indicano che, entro i 30 anni, una donna possiede circa il 12% della sua riserva ovarica massima, che si riduce al 3% entro i 40 anni
  • Familiarità per menopausa precoce: una storia familiare può indicare una predisposizione a un esaurimento ovarico anticipato
  • Interventi chirurgici a carico della zona pelvica: ad esempio, per endometriosi o cisti ovariche, possono compromettere il tessuto ovarico residuo
  • Terapie oncologiche: i trattamenti antiblastici, come la chemioterapia e la radioterapia della pelvi, determinano una riduzione del numero dei follicoli primordiali
  • Malattie autoimmuni e mutazioni genetiche: alcune condizioni, come la sindrome di Turner o la premutazione del gene FMR1 (sindrome del cromosoma X-Fragile), sono associate a una ridotta funzione ovarica
  • Fumo di sigaretta e altri fattori ambientali: l’esposizione a tossine, pesticidi e sostanze inquinanti può avere effetti nocivi sulla salute riproduttiva

Esami per misurare la riserva ovarica

La valutazione della riserva ovarica si basa su esami ormonali ed ecografici, generalmente prescritti nel contesto di indagini sulla fertilità o prima di intraprendere un trattamento di PMA.

Gli esami che forniscono informazioni utili sulla riserva ovarica sono:

  • AMH (Ormone Antimulleriano): una proteina sintetizzata dalle cellule dei follicoli ovarici. È considerato il marcatore più affidabile per ottenere una stima accurata della riserva ovarica e può essere dosato in qualsiasi fase del ciclo
  • Conta Follicolare (AFC): si effettua tramite ecografia transvaginale nei primi giorni del ciclo, in corrispondenza con la fase follicolare, e permette di misurare con precisione il numero di follicoli antrali
  • FSH (Ormone Follicolo-Stimolante) e Estradiolo (E2): si misurano solitamente tra il 2° e il 5° giorno del ciclo mestruale. Livelli elevati di FSH possono indicare una ridotta funzione ovarica

In alcuni casi, è possibile includere nella valutazione anche altri dosaggi ormonali (LH, inibina B) a completamento del quadro diagnostico.

Sintomi di una riserva ovarica bassa

L'esaurimento della riserva ovarica è un processo fisiologico, che può manifestarsi in modo evidente oppure progredire senza sintomi riconoscibili. Spesso, infatti, la donna non è consapevole di questa condizione fino a quando non incontra difficoltà nel concepimento. Tuttavia, alcuni segni e sintomi possono suggerire una possibile alterazione della funzione ovarica:

  • Cicli mestruali più brevi (meno di 26 giorni) o irregolari
  • Amenorrea: assenza del ciclo mestruale
  • Mestruazioni più scarse del solito
  • Sintomi di perimenopausa (vampate, insonnia, sbalzi d’umore)

Va sottolineato che l’assenza di tali segnali non esclude un quadro clinico di riserva ovarica bassa: molte donne con questa condizione presentano cicli regolari e non mostrano sintomi che possano indicare una compromissione della fertilità.

Un accertamento specialistico è pertanto consigliato quando si incontrano difficoltà nel concepimento o quando si presentano fattori di rischio specifici. La valutazione clinica consente di stabilire una diagnosi appropriata e di pianificare un eventuale intervento personalizzato.

È possibile concepire con una riserva ovarica bassa?

Una riserva ovarica bassa non esclude a priori la possibilità di una gravidanza, ma ne riduce le probabilità, specialmente se associata a una ridotta qualità degli ovociti. In alcuni casi, è comunque possibile concepire in modo spontaneo, mentre in altri può essere suggerito il ricorso alla Procreazione Medicalmente Assistita (PMA):

  • Fecondazione in Vitro (FIVET/ICSI): la scelta della tecnica più idonea è stabilita dallo specialista in base al quadro clinico della coppia
  • Fecondazione Eterologa: nei casi in cui non sia possibile utilizzare ovociti propri

Riserva ovarica bassa e gravidanza: i percorsi possibili

Ogni donna e ogni coppia presenta un profilo clinico unico, ed è proprio questa individualità che rende fondamentale l’adozione di un approccio personalizzato. La Medicina della Riproduzione si avvale di diversi approcci per favorire la procreazione, sia in maniera spontanea che tramite la Fecondazione Assistita.

  • Modifiche dello stile di vita: evitare fumo e alcol, mantenere il peso forma e seguire una dieta ricca di antiossidanti (vitamina D, coenzima Q10, acido folico), può contribuire a sostenere la fertilità femminile
  • Valutazione ginecologica: costituisce il punto di partenza per individuare, in caso di difficoltà nel concepimento, un percorso terapeutico mirato e personalizzato
  • PMA: nel caso in cui lo specialista identifichi un quadro di infertilità di coppia, è possibile ricorrere a tecniche di Fecondazione Assistita, come la FIVET o la ICSI, solitamente indicate quando la partner femminile presenta una riserva ovarica bassa
  • Social Freezing: nelle pazienti giovani (entro i 35 anni, ma valutabile anche tra i 35-38 anni, previa valutazione della riserva ovarica da parte dello specialista) la crioconservazione degli ovociti rappresenta una valida opportunità per preservare la fertilità in previsione di una gravidanza futura

Quando rivolgersi a un team di specialisti

Il fattore tempo gioca un ruolo determinante nel migliorare le chances riproduttive in presenza di una diagnosi di riserva ovarica bassa. Una consulenza specialistica è solitamente consigliata, se:

  • sono trascorsi 6 mesi oltre i 35 anni o in presenza di fattori di rischio noti oppure 12 mesi prima dei 35 anni in assenza di fattori di rischio noti di rapporti mirati senza successo nel concepimento
  • vi è una familiarità per menopausa precoce
  • si prevede di sottoporsi a trattamenti oncologici o a interventi chirurgici a carico delle ovaie

Un intervento tempestivo permette di individuare le opzioni più appropriate in base alle esigenze specifiche della donna e della coppia.

Conclusioni

Una diagnosi di riserva ovarica bassa può generare dubbi e apprensione, ma oggi esistono diverse opzioni di trattamento, anche per le pazienti in età relativamente avanzata o con quadri clinici complessi.

Informarsi per tempo e affidarsi a specialisti qualificati è fondamentale per tutelare il proprio potenziale riproduttivo.

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